DPI per le vie respiratorie: come scegliere e usare i respiratori (D.Lgs 81/08 e UNI EN 149)
Operaio con mascherina FFP e visiera durante lavori di molatura — DPI vie respiratorie

DPI per le vie respiratorie: come scegliere e usare i respiratori (D.Lgs 81/08 e UNI EN 149)

Polveri di legno o di metallo, fumi di saldatura, solventi, silice nei cantieri: in tantissime lavorazioni l’aria contiene sostanze che, giorno dopo giorno, danneggiano i polmoni. E il danno respiratorio non si vede subito: le malattie professionali emergono dopo anni, quando ormai è tardi.

Per il datore di lavoro significa una cosa concreta: dove il rischio inalatorio non può essere eliminato alla fonte, i DPI per le vie respiratorie (APVR) diventano un obbligo di legge, con requisiti precisi su selezione, formazione e addestramento. Sbagliare respiratore — o consegnarlo senza addestrare chi lo indossa — espone i lavoratori al rischio e l’azienda a sanzioni.

Cosa sono i DPI per le vie respiratorie?

Gli APVR (apparecchi di protezione delle vie respiratorie) si dividono in due famiglie:

  • Respiratori a filtro: l’aria passa attraverso un filtro che trattiene polveri, fumi, nebbie o gas. Ne fanno parte i facciali filtranti FFP1, FFP2 e FFP3 (UNI EN 149), le semimaschere con filtri sostituibili (UNI EN 140) e le maschere a pieno facciale (UNI EN 136);
  • Respiratori isolanti: forniscono aria respirabile da una fonte esterna (bombole o linea d’aria). Si usano quando l’ossigeno è insufficiente o gli inquinanti sono troppo concentrati o sconosciuti, ad esempio in spazi confinati.

Un punto spesso ignorato: ai sensi del Regolamento (UE) 2016/425, tutti gli APVR sono DPI di terza categoria, quella che protegge da danni gravi o mortali. La legge li tratta con il massimo livello di attenzione.

Cosa prevede la legge?

Il riferimento è il D.Lgs 81/08, Titolo III, Capo II (artt. 74–79). In sintesi, il datore di lavoro deve:

  • Valutare i rischi nel DVR e verificare che il rischio inalatorio non sia eliminabile con misure tecniche od organizzative (aspirazione, ventilazione, sostituzione delle sostanze);
  • Scegliere il DPI adeguato al rischio effettivo e alle condizioni di lavoro (art. 76);
  • Fornire i DPI senza costi per i lavoratori e mantenerli in efficienza (art. 77);
  • Informare, formare e addestrare: per i DPI di terza categoria, come tutti gli APVR, l’addestramento pratico è obbligatorio (art. 77, comma 5). Consegnare la maschera con il solo “libretto di istruzioni” è una violazione;
  • Vigilare sull’uso corretto: anche i lavoratori hanno obblighi precisi (art. 78).

Sul piano tecnico, la selezione è guidata dalla norma UNI 11719 (aggiornata a fine 2025), che accompagna nella scelta dell’APVR in base al fattore di protezione richiesto.

Come si sceglie il respiratore giusto?

I criteri fondamentali sono tre:

  • Tipo di inquinante: polveri e aerosol richiedono filtri antipolvere (P1, P2, P3 o facciali FFP1–FFP3); gas e vapori richiedono filtri specifici per famiglia chimica (A vapori organici, B gas inorganici, E gas acidi, K ammoniaca); in presenza di entrambi servono filtri combinati;
  • Concentrazione rispetto ai valori limite di esposizione (TLV): indicativamente un FFP1 protegge fino a 4 volte il TLV, un FFP2 fino a 10 volte, un FFP3 fino a 30 volte;
  • Condizioni reali di lavoro: durata, sforzo fisico, caldo, compatibilità con occhiali ed elmetto. Un DPI insopportabile da indossare verrà tolto — e un respiratore al collo protegge esattamente zero.

Caso limite: se l’ossigeno è sotto il 17% o l’inquinante è sconosciuto, nessun filtro basta — servono respiratori isolanti.

Perché il fit test è decisivo?

Anche il miglior facciale FFP3 protegge solo se aderisce perfettamente al viso: una perdita dal bordo di tenuta vanifica il filtro. Barba, cicatrici e conformazioni del viso diverse rendono impossibile un modello unico “buono per tutti”.

Per questo lo standard ISO 16975-3 definisce il fit test, la prova che verifica in modo oggettivo se quel modello e quella taglia sono adatti a quel lavoratore — e la nuova UNI 11719:2025 lo richiede almeno una volta l’anno. Ne abbiamo parlato nell’articolo dedicato al Fit Test sui DPI per la protezione delle vie respiratorie.

Gli errori più comuni da evitare

  • Comprare i facciali “a scatola” senza valutazione del rischio nel DVR;
  • Usare FFP1 dove servirebbero FFP2/FFP3 (o filtri antipolvere contro i vapori);
  • Nessun addestramento pratico documentato;
  • Riutilizzare facciali monouso (marcatura NR) per più turni;
  • Nessun fit test: taglia e modello uguali per tutti, barba compresa.

Noi di Forum Global Service — centro di formazione AIFOS, azienda certificata ISO 9001 e attiva dal 2010 — affianchiamo le PMI nella valutazione del rischio inalatorio, nella scelta dei DPI, nella formazione e nell’addestramento pratico, incluso il servizio di fit test. Un percorso concreto, in azienda, per proteggere davvero chi respira ogni giorno aria che contiene sostanze potenzialmente nocive.

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