Infortuni mortali nelle microimprese: cosa dicono davvero i dati INAIL

Operaio con gilet ad alta visibilità corre con la cassetta di primo soccorso verso un collega infortunato in un magazzino, copertina dell'articolo sui dati INAIL relativi agli infortuni mortali nelle microimprese

C’è una frase che si sente spesso nelle imprese piccole: «tanto a noi non capita, siamo in quattro». È la convinzione più diffusa e più smentita dai dati. Dal 2021 la quota di infortuni mortali denunciati riferibile alle microimprese non scende sotto il 35% del totale: più di uno su tre.

L’INAIL ha appena pubblicato una scheda che spiega anche il perché, e la risposta ribalta l’idea più comune. Nella maggior parte dei casi non cede un’attrezzatura: si rompe il modo di lavorare.

Cosa dice la scheda INAIL

Si tratta di una scheda del sistema Infor.MO, la sorveglianza nazionale degli infortuni mortali e gravi che l’INAIL gestisce insieme alle Regioni. Non è una norma: è l’analisi delle cause reali, ricostruite caso per caso dai servizi di prevenzione territoriali. Per questo ha un valore operativo diretto — dice dove si rompe la prevenzione, prima ancora di dove si viola la legge.

La scheda analizza 399 infortuni mortali avvenuti in microimprese nell’ultimo quinquennio disponibile, ai quali sono stati associati 794 fattori causali. In media due cause per ogni evento: gli infortuni gravi quasi mai hanno una sola origine.

Le tre dinamiche che fanno due terzi dei morti

Le modalità di accadimento sono molto più concentrate di quanto si immagini. Tre da sole coprono circa due terzi degli eventi mortali analizzati:

  • caduta dall’alto o in profondità del lavoratore — 31,6%
  • perdita di controllo o ribaltamento di veicoli e mezzi di trasporto — 20,1%
  • caduta dall’alto di materiali o carichi — 14,5%

I settori più frequentemente coinvolti sono agricoltura, costruzioni e manifatturiero. Chi lavora in edilizia riconosce subito il paesaggio: coperture, ponteggi, aperture nei solai, scale, carichi movimentati sopra la testa di qualcuno, macchine movimento terra su terreni non sempre regolari.

Il dato che cambia l’ordine delle priorità

Il numero più importante della scheda però non riguarda il come. Riguarda il perché.

Il 57,7% dei fattori causali individuati riguarda aspetti procedurali: comportamenti adottati in modo estemporaneo, prassi operative abituali non corrette, carenze di informazione, formazione e addestramento.

Quasi sei cause su dieci non sono un pezzo di ferro che cede. Sono una decisione presa in fretta, un modo di fare che «si è sempre fatto così», una persona messa a usare un’attrezzatura senza essere stata addestrata davvero.

Questo cambia l’ordine delle priorità. Se il problema fosse principalmente tecnico, la risposta sarebbe comprare. Siccome è in larga parte procedurale, la risposta è verificare: che le procedure scritte corrispondano a quello che succede in cantiere, e che le persone sappiano usare ciò che hanno già in mano.

Perché succede proprio nelle imprese piccole

Non è una questione di buona volontà. In una squadra di poche persone chi decide lavora accanto a chi esegue, i ruoli si sovrappongono e manca quasi sempre uno sguardo esterno che noti l’abitudine sbagliata.

Una scorciatoia presa una volta per necessità diventa il modo normale di fare quella lavorazione. Nessuno la decide, nessuno la scrive da qualche parte, e nessuno la registra come rischio perché «finora è sempre andata bene». È esattamente il meccanismo che la scheda INAIL descrive quando parla di prassi operative abituali non corrette.

La formazione segue le scadenze, non le lavorazioni

C’è un secondo elemento, meno visibile. Nelle imprese piccole la formazione tende a seguire il calendario degli attestati, non il lavoro che si esegue. Si fa il corso perché l’attestato è scaduto, non perché è cambiato il tipo di lavorazione.

Il risultato è che un lavoratore può essere formalmente in regola e sostanzialmente impreparato sulla lavorazione specifica che gli viene affidata quel giorno.

L’addestramento — cioè la prova pratica sull’attrezzatura, con chi la conosce — è la parte che salta per prima quando si va di fretta. Ed è anche quella che il Testo Unico richiede espressamente per diverse attrezzature: lo dice l’art. 37 del D.Lgs 81/08 in materia di informazione, formazione e addestramento.

Cosa controllare adesso

Cinque verifiche concrete, in ordine di impatto:

  1. La posizione formativa di ogni lavoratore: formazione generale e specifica, aggiornamenti, addestramento documentato dove l’attrezzatura lo richiede (art. 37). Le carenze formative sono tra i fattori procedurali più ricorrenti.
  2. Le tre dinamiche prevalenti: lavori in quota e protezioni contro le cadute, uso e circolazione dei mezzi in cantiere, gestione dei carichi sospesi e delle aree sottostanti.
  3. La coerenza tra procedure scritte e prassi reali. Dove esiste un’abitudine diversa dalla procedura, il rischio non è teorico: è già in corso, e nessuno lo ha ancora contato.
  4. La vigilanza del preposto (art. 19), resa effettiva e documentata, con attenzione ai comportamenti estemporanei nelle lavorazioni non ordinarie.
  5. Il DVR, aggiornato alla luce di queste dinamiche: le misure previste per i lavori in quota e per l’uso dei mezzi devono essere attuate, non solo descritte.

Perché conta muoversi ora

Il quadro generale non aiuta. I dati INAIL sul primo semestre 2026 contano 213.985 denunce di infortunio contro le 204.364 dello stesso periodo del 2025, con un incremento del 4,7%. I casi mortali denunciati sono 342, quindici in meno rispetto ai 357 del 2025, mentre le denunce di malattia professionale crescono del 16,7%. Le Costruzioni sono tra i settori in aumento, +2,6%.

C’è però una buona notizia dentro quei numeri, per quanto strano sembri dirlo. Se a ogni evento mortale corrispondono in media due cause, per interrompere la catena basta togliere uno degli anelli. E l’anello più economico da togliere, quasi sempre, è quello procedurale: non costa un’attrezzatura nuova, costa il tempo di verificare che le persone sappiano usare quella che hanno.

Noi di Forum Global Service entriamo nei cantieri e nelle officine delle PMI dal 2010. Siamo centro di formazione accreditato AIFOS e in questi anni abbiamo raccolto oltre 1.700 clienti soddisfatti.

Su questo tema partiamo sempre dallo stesso punto, e non è un preventivo. Veniamo da te e ci facciamo dire quali lavorazioni state facendo davvero in questo periodo. Poi le mettiamo a fianco degli attestati e degli addestramenti che hai in archivio. Dove le due colonne non coincidono, quello è il buco: te lo diciamo, e decidi tu se e come chiuderlo.

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Fonte: INAIL, scheda Infor.MO «Infortuni mortali nelle microimprese», luglio 2026, e dati INAIL sulle denunce del primo semestre 2026.

Contenuto realizzato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale.

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